sabato 11 marzo 2017

Attribuire un punteggio al vino




Perché dare un punteggio al vino degustato?

Probabilmente perché è la forma di trasmissione più rapida della nostra valutazione complessiva.

Se un ragazzo a scuola prende un "8" in storia, immaginiamo che ha studiato bene la lezione, se invece ha un "5", supponiamo che dovrà studiare meglio.

Quello che noi facciamo attribuendo un punteggio al vino è, sostanzialmente, una trasposizione della nostra percezione logaritmica delle cose... un concetto radicato nella nostra mente che utilizziamo non tanto nel valutare le cose in assoluto ma nel confrontarle.
Consideriamo la valutazione in centesimi: se, ad esempio, ad un vino attribuisco 50 punti e ad un altro 59 punti cambia poco: entrambi i vini nell'immaginario collettivo saranno considerati come "mediocri"; se, invece, ad un vino attribuisco 84 punti e ad un altro 93 punti: ebbene, la differenza si fa sentire di più... eppure tra le due valutazioni c'è sempre la stessa differenza di 9 punti.
Se ad un vino attribuisco 98 punti e ad un altro 100 punti... la differenza sarà solo di due punti, il cui peso, però, acquista ai nostri occhi un valore enorme!

Nella descrizione di un vino, la tendenza attuale è, vivaddio!, lasciarsi trasportare dalla poesia, raccontare la storia e la filosofia produttiva che sta dietro un'etichetta, e a mettere da parte la valutazione a punteggio (anzi no! talvolta capita che mi guardo bene dal farla! Come se l'atto di attribuire un punteggio ad un vino andasse a sminuirne il valore e con esso il lavoro del produttore).
Eppure, penso che anche i più strenui avversari della "valutazione a punti", quando degustano un vino ne danno nella loro mente, inconsapevolmente, un punteggio... lo classificano, lo rapportano ad un altro vino, lo confrontano. Ne sono convinto perché ogni persona ha i propri gusti, le proprie preferenze... Ed è giusto che sia così! La degustazione è un atto umano!

Nell'approcciarsi ad un vino fanno la loro parte anche i nostri gusti personali, il nostro carico di esperienze e, non da ultimo, lo stato d'animo che in quel momento accompagna la bevuta.

Non si creda, però, che voglia invitare a non essere per niente oggettivi! Voglio solo dire di non bandire del tutto la componente emozionale (ossia, ciò che il vino ci trasmette) nella valutazione a punti.

Fatto questa premessa, passiamo ora a vedere la scheda di valutazione a punti che ho elaborato per l'Associazione Culturale "Enodegustatori Campani" e per la quale mi sono servito della scheda a punti AIS come canovaccio, in quanto presso tale associazione mi sono diplomato sommelier.



Ma andiamo nei dettagli...

Per l'esame visivo l'unico parametro che ho considerato è la "vivacità", in quanto questa ci permette di valutare lo stato di salute del vino (nella scheda AIS la vivacità è valutata nella voce "colore"), mentre non ho ritenuto opportuno dare un punteggio alla consistenza e alla limpidezza, legate sostanzialmente alla tipologia del vino (nella scheda AIS questi due parametri sono valutati, con un coefficiente correttivo minore rispetto al parametro precedente, nella voce "aspetto").

Nell'esame olfattivo ho considerato, parimenti alla scheda AIS, l' "intensità" e la "complessità" del profumo del vino, sostituendo poi al parametro "qualità" (che in AIS ingloba intensità, complessità, eleganza, tipicità e franchezza) quello di "finezza", intendendo con quest'ultimo dare una stima soprattutto dell'eleganza.

Nell'esame gusto-olfattivo ho considerato di minor peso i parametri "struttura" e "scorrevolezza" (ossia, facilità di beva), mentre di maggior peso "persistenza" e "finezza", rimanendo per tali voci un significato analogo a quanto esposto nei precetti AIS. Non ho considerato, invece, da valutare i parametri "intensità" ed "equilibrio"... in particolare, quest'ultimo andava, secondo me, ad influire negativamente sulla valutazione di vini stappati un po' troppo presto o un po' troppo tardi, nonché di alcuni vini che fanno del loro "disequilibrio" la caratteristica peculiare (si pensi ad un Asprinio di Aversa!).

Nelle valutazioni conclusive ho poi voluto far giocare un ruolo a parte alla "tipicità", con la quale si fa riferimento soprattutto alla corrispondenza del vino degustato con i vitigni da cui è ottenuto, il territorio di provenienza, le tecniche colturali e produttive utilizzate; tale parametro non era assente nella scheda AIS ma, sostanzialmente, inglobato nella voce "qualità" dell'esame olfattivo e gusto-olfattivo. Ritengo tale parametro il più difficile da valutare, o meglio il più difficile da ben valutare... perché la sua valutazione risente molto dell'esperienza del degustatore. Tutti possono e sono liberi di valutarlo, così come tutti possono giocare a scacchi, perche è facile! E' saper giocare bene che è difficile!

Infine, all' "armonia" ho preferito il parametro "impressioni generali", riferito all'impressione complessiva riguardo al vino degustato, con particolare riguardo alla sua piacevolezza. Nel valutare il vino secondo quest'ultimo parametro le domande da porsi sono: Mi è piaciuto questo vino? Lo ricomprerei? Lo consiglierei ad un amico?

Quindi, ho voluto inserire un po' di soggettività nella valutazione a punti? Sì! Perché capita spesso di fidarmi più del consiglio di un amico che di un "anonimo" punteggio dato da una guida. Questo perché conoscere una persona significa anche conoscere la sua esperienza e i suoi gusti che, magari, sappiamo in linea con i nostri... di conseguenza, il suo giudizio ha su di noi un'influenza maggiore. 

Per tale motivo ritengo poco utili gli "anonimi" punteggi dati da voluminose guide... se, invece, conosco i gusti e l'esperienza di chi ha valutato quel vino (o perché lo conosco personalmente, o perché ho letto altre sue recensioni potendomi così farmi un'idea delle sue preferenze), il punteggio dato avrà ai miei occhi un significato completamente differente.









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